Fuga dal Giro d’Italia, l’arte nei treni di Castelraimondo

Fuga dal Giro d’Italia, l’arte nei treni di Castelraimondo

17/05/2025 0 Di Giovanni Battistuzzi

Il Giro d’Italia arriva a Castelraimondo. E qui c’è una storia di biciclette, pittori e ferrovie poco fortunate

Quando quell’uomo gli fu presentato dal sindaco, il professor Lucillo Paolucci rimase interdetto mentre lo fissava. Coglieva una certa ironia del destino nel vedere il suo volto, nell’osservare quei due baffoni che sovrastavano una folta mosca che gli scendeva verso il mento, e quei capelli che gli disegnavano una V sulla fronte. Sorrise stupito.

“E quindi lei è l’ingegner Giovanni Battista Salvi?”.

“Sì”.

“L’ingegner Giovanni Battista Salvi…”.

L’ingegnere trovò assai fastidioso il sorriso del professor Lucillo Paolucci.

“Sono proprio io”.

“Sa chi è il Sassoferrato?”.

“Cosa?”.

“Chi, non cosa”.

“Chi?”.

“La porterò a Firenze. Saprò stupirla”.

Non è dato sapere se il professor Lucillo Paolucci portò davvero l’ingegnere Giovanni Battista Salvi a Firenze, agli Uffizi, a vedere l’autoritratto del Sassoferrato. Senz’altro, almeno a quanto scrisse lo stesso professor Lucillo Paolucci sul Marzocco, trovò esilarante la somiglianza tra l’ingegnere Giovanni Battista Salvi e il pittore Giovanni Battista Salvi, detto il Sassoferrato, “entrambi passati per Castelraimondo a cercare di combinare qualcosa di buono”.

Di Giovanni Battista Salvi – Selected work 20 from Self Portrait: Renaissance to Contemporary (Anthony Bond, Joanna Woodall, ISBN 978-1855143579). (via Wikimedia Commons)

Il Sassoferrato c’era passato sul finire degli anni Venti del Seicento per fare qualche affresco nella Chiesa di San Biagio. L’ingegnere invece c’era finito sul finire dell’Ottocento per progettare la ferrovia Castelraimondo-Camerino, binari che dovevano finalmente porre fine all’isolamento della città di Camerino, sede universitaria, dalla rete ferroviaria.

Non andò granché bene a nessuno dei due.

Il lavoro del Sassoferrato fu distrutto prima dalla ristrutturazione del 1755, poi, definitivamente, dal terremoto del 1799.

Il grande progetto ferroviario – in realtà una sorta di tramvia – dell’ingegnere Giovanni Battista Salvi durò nemmeno venticinque anni. La linea fu chiusa il 27 novembre del 1930 a causa del deragliamento di un’elettromotrice a Villa San Paolo. In quell’incidente morì il bigliettaio della stazione e la rete fu gravemente danneggiata.

In quei ventiquattro anni, il professor Lucillo Paolucci prese raramente quella linea sebbene abitasse a Castelraimondo e insegnasse all’università di Camerino. “Alla modernità del treno preferisco la modernità della bicicletta e sol pel fatto che in bicicletta mi diverto di più”.


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