Vuelta 2025 | Juan Ayuso e la seconda faccia dei Pirenei
29/08/2025Juan Ayuso ha vinto la settima tappa della Vuelta 2025 riscattando così (almeno in parte) la crisi nella prima tappa tra i Pirenei
Le due facce dei Pirenei Juan Ayuso le ha viste da vicino in meno di ventiquattro ore.
Giovedì, nell’espatrio andorriano, gli si è stampata sulla guancia l’apparente brulla desolazione di prati sassi e arbusti semisecchi che si vede dalle creste montane guardando giù a valle. Uno schiaffo forte, destabilizzante, capace di convincere i cuori meno attenti ai particolari dell’imperante sconforto capaci di attaccare all’animo queste montagne. Juan Ayuso si è abbandonato a tutto questo, ha visto coloro che voleva battere rimpicciolirsi davanti ai suoi occhi e sparire. E mentre osservava questo vedeva evaporare i suoi piani, le sue ambizioni rosse, la possibilità di vincere una corsa, la Vuelta, che avrebbe voluto conquistare.
I Pirenei sono però un punto di vista. La stessa apparente desolazione, può trasformarsi in fascino irresistibile, qualcosa capace di diventare misticismo e attrazione, un posto dove stare.
Lo schiaffo si è trasformato in carezza, in un sussurro di sprone. Juan Ayuso ha deciso di seguirlo sin dalla partenza, dalla prima salita della settima tappa della Vuelta 2025 (qui c’è la guida completa a tutte le tappe della corsa spagnola), quel Port del Canto che è un po’ la rappresentazione montana di questi ultimi anni del corridore spagnolo: venticinque chilometri che si impennano e si placano, scendono e discendono, senza nessuna continuità. Venticinque chilometri di convinzione assoluta di poter vivere uno di quei giorni che terminano a braccia alzate sotto il traguardo. E nonostante la vicinanza del gruppo suggerisse che le possibilità fossero assai meno di quelle che lo spagnolo avrebbe voluto.
Non si è abbattuto questa volta alle apparenze. Questa volta Juan Ayuso ha deciso di guardare più in là di quello che aveva davanti agli occhi, si è concentrato sull’insieme, ha intravisto in quel panorama qualcosa di piacevole.
L’arrivo di Marco Frigo, Raul Garcia Pierna, Damien Howson, Joel Nicolau, Mads Pedersen, Sean Quinn, Brieuc Rolland, Eduardo Sepulveda, Harold Tejada, Jardi van der Lee e Kevin Vermaerke, oltre al compagno di squadra Jay Vine ha premiato la sua ostinazione.
Un’ostinazione premiata anche da un gruppo che ha deciso di inseguire a lungo senza davvero voler chiudere sui fuggitivi, come se in fondo andasse bene a tutti così.
Al UAE Team Emirates di sicuro andava bene così. Due uomini in fuga e per di più del talento di Juan Ayuso e Jay Vine. E forse anche agli altri. Tanto c’è tempo per vincere una tappa, avranno pensato. Tanto c’è tempo per dare una scossa potente alla classifica con tutte queste montagne, si saranno detti gli uomini che vorrebbero vestirsi di rosso. Certo. Intanto però le tappe passano e le vincono gli emiratini.
Juan Ayuso non ha aspettato. A undici chilometri dall’arrivo è rimasto solo. Poi si è fatto raggiungere da Marco Frigo, con lui è salito qualche minuto, il tempo di riprendere fiato. Quando ha accelerato la seconda volta è rimasto solo e solo si è presentato sotto lo striscione d’arrivo di Cerler, la salita che aveva fatto scoprire ai più la leggerezza ascensionale di Laudelino Cubino.

Sentiva di meritarsela una giornata così. E forse se la meritava davvero, perché in fondo non è facile sentirsi dire da anni di essere un potenziale dominatore delle corse a tappe e poi vedere che a dominare è sempre un altro e che per giunta veste la tua stessa maglietta (anche se quest’anno è coperta dai colori dell’iride).
I pensieri di Ayuso di ieri sono quelli di Antonio Tiberi e David Gaudu di oggi, entrambi staccatisi dal gruppo e finiti minuti e minuti dietro ai corridori che lottano per le prime posizioni della classifica generale.
Così all’arrivo della settima tappa della Vuelta 2025
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