Fuga dal Giro d’Italia – Il furto scoperto sul Balisio
29/05/2025Fu sul Colle di Balisio nel Giro d’Italia 1995 che in gruppo si seppe che a Rominger avevano rubato la bicicletta in Svizzera
Era il 29 maggio 1995, era la sedicesima tappa del Giro, la Lenzerheide – Treviglio, 224 chilometri, era di primo pomeriggio.
I corridori stavano pedalando con poca voglia e nessuna convinzione verso la vetta del Colle di Balisio (sulla strada che oggi i corridori affronteranno nel corso della diciottesima tappa del Giro d’Italia 2025), nonostante ci fossero Munoz, Davy, Frattini, Puttini, Elli e Chiesa in fuga. Le squadre dei velocisti però era davanti, facevano un ritmo tranquillo per non affaticare troppo gli sprinter. Controllavano ed erano sicure che gli avrebbero ripresi. Fu così.

Fu allora che la notizia iniziò a circolare in gruppo. E c’era da non crederci. E a chi rispondeva cazzate, gli veniva detto che la fonte era buona: un compagno di squadra della maglia rosa.
Hanno ciulato la bici a Tony Rominger. Questo aveva detto la fonte.
E più di uno aveva pensato che gli stava bene.
Perché se lo ricordavano quello che aveva detto lo svizzero dopo la vittoria della cronometro di Maddaloni. Aveva detto che aveva provato a vincere con il maggior margine possibile (1’24” su Evgeni Berzin e Piotr Ugrumov; 1’43” su Francesco Casagrande) per essere sicuro che nessuno gli scippasse la maglia rosa date le mani leste degli italiani. E vai a spiegare che era una battuta fatta a un compagno. Qualcuno l’aveva ascoltata però. E aveva diffuso il verbo. Fortuna che alle orecchie dei giornalisti era arrivata tardi, altrimenti avrebbero fatto il solito casino. A qualcuno comunque non era piaciuta quella battuta.
Gli stava bene a Tony Rominger. Anzi gli stava doppiamente bene.
Perché la sua bella bicicletta in titanio blu con coriandoli d’altri colori gliela avevano rubata all’hotel Palanca di Lenzerheide. Che è in iSvizzera, mica in Italia. E per di più nei Grigioni, non nel Ticino che come dicono gli altri svizzeri, con una certa puzza sotto il naso, sono mezzi italiani.
Tony Rominger pedalava nelle prime posizioni con un po’ di compagni attorno, con il suo viso serio e con una attenzione svizzera.
In coda invece si rideva e si scherzava sulla bicicletta di Rominger. Andò così sino a Villa d’Adda, poi i gregari dei velocisti iniziarono a menare sui pedali e nessuno ebbe più il fiato per ridere dello svizzero che aveva dato dei ladri agli italiani al quale avevano rubato la bicicletta italiana in iSvizzera.
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