La crociata di Salvini contro le città 30 è assurda e dannosa

La crociata di Salvini contro le città 30 è assurda e dannosa

25/01/2024 1 Di Giovanni Battistuzzi

Chi ha passato la sessantina, tornando indietro con la memoria, ricorderà facilmente piazza del Popolo, piazza di Spagna, piazza San Pietro a Roma, piazza Duomo o lo slargo davanti a Sant’Ambrogio a Milano, piazza del Campo a Siena essere enormi parcheggi. Chi ha qualche anno in meno magari si ricorda l’incontro tra Antonio (Nino Manfredi) e Gianni (Vittorio Gassman) in una piazza del Popolo colma d’automobili parcheggiate e in movimento.

Se la memoria non vi assiste, qui ve la rinfreschiamo noi con queste immagini.

Piazza del Popolo a Roma venne pedonalizzata nel 1998 sotto l’amministrazione di Francesco Rutelli. Poco più di dieci anni dopo, durante l’amministrazione di Gianni Alemanno, a qualcuno del suo partito, Alleanza Nazionale, venne in mente l’idea di riaprirla al traffico. Venne creato un comitato per la riapertura e commissionato un sondaggio: l’82 per cento dei cittadini romani rispose No alla riapertura al traffico, il 96 per cento tra i residenti. L’amministrazione Alemanno poi pedonalizzò anche piazza San Silvestro. 

Uno studio commissionato da Eurocities – l’organizzazione fondata nel 1986 che comprende oggi oltre 200 città in 38 paesi europei e si occupa di portare all’attenzione dell’Ue le necessità delle città in ambito economico, politico, sociale e culturale – ha evidenziato come in Europa nel 99,5 per cento dei casi quando vengono introdotte in modo temporaneo pedonalizzazioni, zone 30 e altri interventi per ridurre il traffico automobilistico nelle zone residenziali e nei centri storici, queste diventano definitive. Anche perché sono gli stessi residenti e cittadini a bloccare ogni tentativo di ritornare indietro. 

Nei giorni nei quali i sindaci di 283 comuni austriaci stanno ottenendo dallo stato federale l’inizio dell’iter istituzionale per l’introduzione per legge del limite di velocità di 30 chilometri all’ora nei centri urbani, in Italia il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, ha deciso di dedicarsi a una crociata contro la decisione di Bologna di evolversi in una città 30, ossia una città dove nelle strade nei quartieri residenziali e del centro storico vige il limite massimo di 30 chilometri orari (qui c’è un approfondimento sul tema).

Il ministro va sostenendo che a Bologna si possa andare al massimo a 30 chilometri orari in tutta la città, cosa non vera, basta osservare questa mappa delle modifiche ai limiti orari. 

E così ha deciso di puntare sullo stratagemma migliore per fermare ogni tentativo di cambiamento in Italia: ricorrere alla burocrazia. Perché la direttiva che dovrebbe essere approvata è un giochetto da azzeccagarbugli, degno della peggiore politica italiana. 

Che potrebbe creare problemi anche a quei comuni governati dal centrodestra dove si è intervenuto, e parecchio, per rendere le città meno pericolose e che hanno già adottato stratagemmi per ridurre la velocità veicolare e, di conseguenza, il numero di automobili in città.

Anche perché l’evoluzione in città 30 di Bologna è perfettamente rispondente al Piano per la sicurezza nazionale del Mit, approvato durante il governo Draghi con il supporto della Lega di Matteo Salvini. Ed è stata promossa e finanziata con 13 milioni di euro proprio dal ministero dei Trasporti guidato da Salvini, con una legge entrata in vigore a febbraio 2023. E Salvini era già alla guida del ministero

Una crociata che va avanti nonostante quello che gli viene detto dai sindaci del suo stesso partito, la Lega, o degli alleati di governo.

Tipo Mario Conte, sindaco di Treviso, che a Repubblica dice: “Noi città 30 in verità già lo siamo da diversi anni. Mi spiego: il centro storico di Treviso è molto piccolo, medievale, quindi nell’ottica di realizzare una città su misura di pedoni e di ciclisti abbiamo inserito il limite dei 30 chilometri orari per garantire anche per strada, laddove non fosse possibile realizzare delle ciclabili, una promiscuità tra automobili e ciclisti”. E poi: “Negli ultimi mesi abbiamo deciso di allargare questo limite anche ad alcuni quadranti della città. Si tratta di alcune zone più residenziali, oppure particolarmente dense di plessi scolastici. A volte ce lo chiedono anche i cittadini di istituire una zona 30 in più dove non c’è”. 

Tipo Settimio Nizzi, sindaco di Olbia e a guida di una giunta di centrodestra, e città 30 da tre anni: “È in campagna elettorale, dobbiamo solo aspettare. Sulla sicurezza stradale la responsabilità principale è in capo al sindaco e qui (dopo l’evoluzione a Città 30, ndr) si sono tutti calmati”. 

Oppure dovrebbe ricordare l’insegnamento dell’ex sindaco leghista di Oderzo, Giuseppe Covre che spiegò: “Pedonalizzare e abbassare la velocità delle automobili non è di destra o di sinistra, è buon senso. E noi della Lega Nord vogliamo il meglio per i nostri cittadini, siamo stati eletti per questo. Perché la Lega Nord questo deve fare, avere a cuore le persone”.

Perché al contrario di quello che crede il ministro Salvini le città 30 non sono frutto di una rivoluzione bolscevica.

E se non si fida dei suoi amministratori, a Matteo Salvini basterebbe fare una chiamata all’amica Marine Le Pen e farsi passare il sindaco di Frejus David Rachline del Rassemblement national. Durante il suo mandato, David Rachline ha pedonalizzato gran parte del centro storico e introdotto una dopo l’altra dieci zone 30, modificando radicalmente la mobilità, tanto da far dire al presidente regionale del Partito socialista francese: “Il lavoro fatto in termini di mobilità è encomiabile, Frejus si è avvicinata all’Europa”. 

Perché è questo ciò che il ministro Matteo Salvini ignora.

Quello che per lui è assurdo e inconcepibile è ciò che sta accadendo in gran parte dei paesi europei. E non serve salire nei Paesi Bassi o in Danimarca per accorgersene. Basta andare in Spagna, un paese che per decenni è stato considerato, dall’Italia e dall’Europa, arretrato e non solo per quanto riguarda la mobilità. 

In Spagna dal 2021 è stata approvata una modifica al codice della strada che impone il limite massimo dei 30 chilometri orari in tutti i centri urbani del paese, con la sola eccezione delle strade a due o più corsie per senso di marcia. La misura interessa circa il 70 per cento delle strade.

La decisione venne presa dopo che una ricerca, vidimata dal centro di ricerca nazionale, evidenziò che più della metà delle persone che in Spagna hanno perso la vita in incidenti sulle strade urbane erano pedoni o ciclisti. E che la causa del decesso era imputabile alla velocità eccessiva. 

Perché se si viene investiti da un’automobile a 30 all’ora si ha nove possibilità su dieci di non morire, se si viene investiti da un’auto a 50 all’ora si ha una 1,5 possibilità di rimanere in vita. E serve avere parecchio culo. 

Perché, come riporta un rapporto dell’International Transport Forum, ogni aumento dell’1 per cento della velocità media si traduce in un aumento del 2 per cento in tutti gli incidenti con feriti, in un aumento del 3 per cento in incidenti mortali e gravi e in un aumento del 4 per cento in incidenti mortali. 

Se Salvini avesse davvero a cuore la sicurezza dei cittadini dovrebbe tenere conto di questo. Eppure sostiene il contrario. Come sostiene che le città 30 sono causa di ingorghi e code. Non è così. Lo dimostrano i dati di tutte le città 30 in Europa. I tempi medi di percorrenza sono scesi in media del 10 per cento. E questo è dovuto semplicemente a un fatto: le automobili in circolazione sono diminuite.

Si prenda il caso di Barcellona. Prima dell’evoluzione in città 30, iniziata nel 2019 e ancora non completata, nelle ore di punta si teneva in media una velocità di 22,8 chilometri orari, ora è salita a 24,2, grazie alla diminuzione complessiva dell’utilizzo medio delle automobili (-6,8 per cento). Nello stesso arco di tempo, gli incidenti stradali sono diminuiti del 16,6 per cento dal 2019 e del 3,1 per cento rispetto all’anno scorso.

Se questo non bastasse è il momento di tirare fuori il portafoglio. Le case in zone 30 aumentano in media in Europa il loro valore di circa il 2-4,5 per cento in un anno, quelle in zone pedonali del 4,5-8 per cento in un anno. E, secondo le stime dell’Oms, il consumo di ansiolitici e sonniferi diminuisce in media dell’14,6 per cento per le zone 30 e del 21 per cento nelle zone pedonali. 

Poi vedete voi se stare con Salvini.