Una speranza (francese) chiamata Paul Seixas

Una speranza (francese) chiamata Paul Seixas

25/09/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

È da oltre trent’anni che in Francia aspettano l’uomo giusto, quello capace di colmare l’enorme vuoto lasciato da Bernard Hinault, l’ultimo francese che è riuscito a vincere il Tour de France: era il 1985. Alcune sono state speranze vane e immotivate, altre invece convinzioni reali e giustificate. Nessuna però, agli atti, ben riposta. Un francese sul gradino più alto del podio di Parigi (o Nizza, ma è stato solo uno sbandamento olimpico) non ci è ancora riuscito a salire da allora.

Avevano creduto in Laurent Jalabert che nel 1995 era riuscito a conquistare la Vuelta. Poi sperato in Richard Virenque, ma mai davvero davvero. Avevano pensato che l’uomo giusto potesse essere Thibaut Pinot, ma è andata sempre male anche quando era sembrato che potesse essere l’anno buono e alla fine, paradossalmente, di lui ci siamo innamorato più noi italiani che i francesi.

È da oltre trent’anni che qualunque ottimo corridore francese che si affaccia al ciclismo, prima o poi e in un modo o nell’altro, si trova a dover scalare questa enorme montagna a forma di Tasso.

Il prossimo ha già un nome e un cognome: Paul Seixas. E poco importa se ancora non ha fatto una pedalata nel ciclismo dei professionisti.

È pazzesco. Lo dicono in molti da Parigi a Marsiglia, da Nizza a Brest, da Lilla a Tolosa. “È pazzesco”. Lo ha detto anche il neozelandese Reef Roberts lunedì 23 settembre al termine della cronometro individuale juniores ai Mondiali di ciclismo di Zurigo 2024 (qui trovate la guida alle prove iridate in linea). Esternazione azzeccata visto ciò che il francese ha fatto nei 24,9 chilometri zurighesi.

“Questa è stata la migliore prestazione della mia vita in una cronometro, non so come ho fatto”, ha commentato dopo aver vestito la maglia iridata. E forse lo è davvero. Perché di buone, anche ottime, cronometro il francese ne aveva già fatte, nonostante i suoi cinquantanove chili. Mai a questi livelli, mai su queste distanze (sono juniores e quasi venticinque chilometri contro il tempo non sono bagattelle).

Non è mai stato un suo punto debole la cronometro, non è un corridore che hai mai preso minuti su minuti, ma non è comunque un suo punto forte. O almeno così pensava lui e gran parte dell’entourage della Decathlon AG2R La Mondiale, sezione Under 19.

Chi non ha mai avuto dubbi su questo è invece Serge Barle, presidente della squadra ciclistica Villefranche Beaujolais, lì dove Paul Seixas aveva corso tra il 2021 e il 2023: “Non ha capito che il suo limite è altissimo, sempre che ne abbia uno. Non ha ancora compreso che pure a cronometro può dettare legge”, aveva detto a marzo a Le Progrès. Prima di sentenziare: “Il ragazzo un giorno vincerà il Tour de France”.

Presto per dirlo? Può essere, molto nel ciclismo è appeso a un filo, di solito quello tracciato da quei pochi millimetri che le biciclette hanno di contatto con il suolo. Due punti appena, il resto è tutta immaginazione, volontà di volare. Nel dubbio l’UAE Team Emirates aveva provato a portarlo alla corte di Tadej Pogacar. Tentativo respinto dal corridore che nutre gratitudine per la fiducia che la Decathlon AG2R La Mondiale gli ha concesso in questi ultimi due anni e vorrebbe ripagarla.

Ha le idee chiare Paul Seixas. A diciott’anni – compiuti il 24 settembre – si può anche non camminare tra le nuvole. E quell’umiltà che un po’ di facciata e un po’ di scaramanzia di chi vorrebbe tutto ma non per forza adesso. “Vincere il Tour? Molti inizieranno a parlarmene, ma mancano ancora molti anni prima di poter davvero competere per le prime posizione. Ovviamente è uno dei miei obbiettivi, il mio sogno. Anche solo correrlo e fare qualcosa di buono sarebbe fantastico. Figurarsi vincere il Tour de France. Il problema è che il 90-95 per cento dei corridori ha lo stesso sogno. Intanto ho ancora tanto lavoro da fare. Sarà un percorso lungo, sarà dura, ma la cosa più importante è divertirsi e sapere di correre in un ambiente dove credono in te e ti supportano. Credo di aver fatto la scelta migliore a rimanere dove sono”, ha detto a Eurosport.

Di lui, Paul Seixas, dice di essere uno scalatore, o meglio uno che preferisce andare forte in salita. Ha scatto, si trova perfettamente a suo agio sulle salite lunghe e, soprattutto, ha ottime doti di recupero. “È un ragazzo capace di correre per giorni e recuperare sempre molto bene. Non è scontato a questa età. Va forte ovunque, è molto attivo e non ha paura di impegnarsi e lavorare sodo”, ha sottolineato all’Equipe Yann Berny, suo ex direttore sportivo a Villefranche.

Dal prossimo anno Paul Seixas si confronterà con i professionisti saltando gli Under 23. Nei suoi piani non c’è ancora il Tour, ma qualche gara World Tour la potrebbe fare. Si troverà forse fianco a fianco a Jarno Widar, che ha un anno in più, che ha incontrato alla Eroica Juniores – Nations’ Cup 2023 e alla Ain Bugey Valromey Tour 2023 e sempre preceduto, e che è indicato come il prossimo grande nome da aggiungere a quei tre là – Tadej Pogacar, Jonas Vingegaard e Remco Evenepoel.

Staremo a vedere, la pazienza non ci manca.