Paul Seixas fa bene a correre il Tour 2026

Paul Seixas fa bene a correre il Tour 2026

05/05/2026 0 Di Giovanni Battistuzzi

C’hanno pensato a lungo Paul Seixas e la Decathlon CMA CGM se fosse o non fosse il caso di correre il Tour de France 2026. Perché la Grande Boucle è corsa massacrante non solo per chilometraggio e lunghezza temporale, tre settimane. È corsa massacrante per il peso della storia, per l’esposizione mediatica. Soprattutto per gli occhi e le speranze che un’intera nazione concentrerà su di un solo corridore. Perché Paul Seixas avrà sulle spalle oltre quarant’anni di attesa, di illusioni finite male. Un francese non vince il Tour de France dal 1985, l’ultimo fu Bernard Hinault. Da allora nessun francese è riuscito nemmeno ad andare vicino alla vittoria.

Paul Seixas ha deciso che il 4 luglio sarà a Barcellona per vedere l’effetto che fa correre il Tour de France. Sarà lì perché era quello che voleva. La squadra aveva provato a convincerlo che sarebbe stato più opportuno debuttare in una corsa di tre settimane alla Vuelta. Ha provato a evidenziare che a 19 anni non si deve avere fretta perché si ha un’intera carriera davanti. Paul Seixas ha chiesto ai dirigenti della squadra due cose: “Siete sicuri?” e poi “Perché no?”.

Paul Seixas e il Tour de France

Per Paul Seixas la bicicletta è libertà e divertimento. Anche l’abnegazione, i sacrifici, gli allenamenti sono libertà e divertimento. Chi si è allenato in questi anni con lui ha detto sempre una cosa: “Non pensa a ciò che può andare male, pensa solo a come far andare tutto bene”. Per ora la sua tranquillità e il suo pensiero positivo lo hanno portato ad ottenere ottimi risultati: il secondo posto alla Strade Bianche, le vittorie al Giro dei Paesi Baschi, il successo alla Freccia Vallone, la piazza d’onore alla Liegi-Bastogne-Liegi.

Ha diciannove anni ma corre da ciclista navigato. Sembra avere pienamente coscienza dei suoi mezzi, non ha paura di sperimentare i suoi limiti. Ce li ha anche lui, anche se non sa ancora dove piazzare davvero l’asticella. Soprattutto sa che questa è un’occasione da non perdere. Perché è al secondo anno tra i professionisti, ha sì già vinto ma ancora beneficia della fiducia accordata ai giovani di ottime speranze che probabilmente un giorno diventeranno campioni. E, cosa di non poco conto, ancora dell’indulgenza concessa a chi ha ancora facoltà di sbagliare.

E tutto questo non è detto che tra un anno possa ancora resistere.

La scelta di Paul Seixas

La sua scelta non è sciocca, non è avventata. È una scelta ponderata e corretta. È una scelta di chi sa già cosa vuol dire correre per vincere e quanto peso comporta correre per vincere. Non si è nascosto perché sa di non poterlo più fare: “Non è mia intenzione solo presentarmi alla partenza per fare esperienza. Punto al miglior risultato possibile per la classifica generale”, ha detto.

La quasi totalità degli appassionati di ciclismo sa benissimo che Tadej Pogačar è il più forte. Nessuno gli chiede, ora, il miracolo sportivo. Concedersi tre settimane di sogno e fatica, concedersi la possibilità di capire fino a dove può davvero arrivare senza dover per forza dimostrare di essere il migliore è qualcosa rarissima di questi tempi. E Paul Seixas ha deciso di accaparrarsi questo diritto.