Viaggio nella Firenze che ha salutato il Tour de France 2024

Viaggio nella Firenze che ha salutato il Tour de France 2024

29/06/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Firenze. L’uomo enorme con la barba lunga e i capelli radi e sbarazzini prese il bambino cicciotto che teneva per mano e se lo mise sulle spalle senza apparentemente fatica. Gli bisbigliò un forza, o qualcosa del genere, mentre si avvicinava al palo della luce. Il bambino fu rapido a tagliare con una piccola forbice – chissà se con le punte arrotondate come insegnava Giovanni Muciaccia – il cartello giallo che indicava con una freccia nera il percorso che avrebbero dovuto pedalare. Dal ponte qualcuno gridò qualcosa, ma pigramente. L’uomo enorme e il bambino con le forbici – chissà se con le punte arrotondate – accelerarono il passo. Nessuno li rincorse mentre il sole allungava gli ultimi suoi raggi su Firenze.

Non molto attenti i guardoni del percorso del Tour de France. Hanno rischiato di far perdere la strada ai corridori ancor prima del chilometro zero.

La notte prima del Tour de France a Firenze è quieta e gialla. Più silenziosa del solito. I fiorentini sembrano essersene in parte andati altrove. Nelle orecchie arrivano suoni francesi, inglesi, tedeschi, suoni sgraziati e raschiati che potrebbero, dovrebbero, essere olandesi o qualcosa di simile. In Germania c’è chi dice che l’olandese non è una lingua ma un mal di gola. Non è cos’è sbagliato.

Ci sono macchie gialle qua e là. Nelle maglie e nei berretti delle persone. Sulle facciate dei palazzi, sui balconi, negli stand in centro e sulle strade che dal centro escono.

Ed è quieto e silenzioso pure il risveglio di Firenze che attende le ultime ore del circo del Tour in città. Domenica tutto questo sarà un ricordo, un passato che forse, quasi sicuramente, tornerà più.

Al bar un tizio dal viso rugoso, i capelli tinti di un giallo Tour e i baffi di un giallo bionde, dice alla barista che “è tutto bellissimo in questi giorni”. Però, aggiunge, “serviva davvero? Si lamentano tanto del troppo turismo e poi portano il Tour che lo vedono in tutto il mondo?”.

C’è un via vai continuo già verso le sette. Sveglia presto per tanti. C’è il Tour de France in città, c’è un buon motivo per continuare con il trantran feriale.

Alle Cascine, lì dove c’è il villaggio di partenza della grande partenza del Tour, un uomo piccolo e segaligno, col viso ben sbarbato e pochi capelli sotto un cappellino a pois, tiene in mano una Nikon molto meno antica di lui. Ha il viso che è un labirinto di rughe e due sopracciglia alla Ciampi da nonno che fu. E novantadue primavere alle spalle piuttosto randagie, passate di qua e di là in Italia e di qua e di là nel mondo a fare foto per professione.

“Sono sempre partito da Firenze e tornato a Firenze, perché nessun frutto cade lontano dall’albero”. In mezzo c’è stato un po’ di tutto. “La morte di Pio XII, la rivoluzione cubana, le Olimpiadi di Roma, Woodstock, il terremoto in Irpinia e tra un viaggio e l’altro mesi a fare il paparazzo a Roma, quando c’erano i divi. Perché ogni lavoro ha le cose interessanti e i momenti nei quali devi in un modo o nell’altro tirare a campare. E Marcello Mastroianni mi voleva bene, bevevamo spesso quando ci trovavamo nel trevigiano e mi dava le dritte giuste”.

Ora Aldo Maietta fotografa per sé quando non aiuta la figlia che ha un’agenzia di fotografia.

“Il Tour non potevo non vederlo. È l’evento dell’anno in Italia e se non fossimo in un paese idiota drogato di calcio lo avremmo capito. Il Tour è il più grande evento sportivo al mondo perché è un mega circo che va in giro per un intero paese e nessun altro sport fa una cosa del genere”, dice. “E poi quest’anno c’è un ragazzino che si è messo in testa di vincere sia il Giro che il Tour. Che forza Pogacar“.

Poi si guarda attorno, i suoi occhi si fanno strani, quasi sognanti.

“Qui alla Cascine negli tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta era una festa tutto il giorno e tutti i giorni. Trotto e galoppo, ostacoli, qualunque cosa. E pieno di gente. Se hanno fatto un film su queste cose è perché erano la quotidianità l’andare all’ippodromo. C’era chi ci veniva per sognare di svoltare la vita, chi per amore dell’ippica, chi perché in cerca di donne o di uomini. Si trovavano intellettuali e operai, gente di banca e professore, politici e scansafatiche. Era un mondo fuori dal mondo ma molto più di mondo di tutto il resto”.

Tutto è passato. “Ma senza nostalgia eh, non tutto era bello, non tutto era meraviglioso. Era solo quello il momento giusto e questo il punto giusto di quell’epoca”.

Ora c’è il Tour de France, il suo giallo intenso, i suoi pois, le macchine della carovana: tante, colorate, a volte buffe.

Tour de France 2024 Firenze carovana

“Sarei voluto andare a fotografare al Tour de France nei miei anni, non ce l’ho mai fatta. Ma ricordo che i racconti sui giornali me li leggevo sempre e che quando la televisione ha iniziato con le dirette non me ne perdevo una. Luglio è il mese del Tour. E poco male che siamo ancora a giugno, fa caldo che ormai è luglio”.

L’aria non è ancora bollente, anche se il sole e l’asfalto la riscalderà.

Aldo Maietta beve un sorso d’acqua, per il vino c’è tempo. “Per invecchiare bene serve pazienza, non esagerare mai con l’alcol, ma avere sempre un po’ di vino rosso nel bicchiere e cercare di scappare dai distillati. E poi camminare tanto e pedalare tanto: se non ti muovi deperisci”.

Aldo Maietta saluta, il Tour è pronto a muoversi. Firenze aspetta che le biciclette se ne vadano per tornare al solito trantran.