Doppietta Giro-Tour? Il pensiero stupendo di Pogacar alla prova finale

Doppietta Giro-Tour? Il pensiero stupendo di Pogacar alla prova finale

28/06/2024 0 Di Giovanni Battistuzzi

Tutto iniziò nel 1949. Fu allora che quello che era considerato impossibile si realizzò. Fausto Coppi il 24 luglio salì sul gradino più alto del podio del Tour de France, allo stesso modo di quanto aveva fatto a Monza poco più di un mese prima, il 12 giugno. Nessuno prima di lui aveva unito il rosa e il giallo, nessuno prima di lui era riuscito a vincere in uno stesso anno il Giro d’Italia e il Tour de France. Fu il primo a fare anche il bis. Era il 1952.

Dopo l’Airone ci riuscirono Jacques Anquetil nel 1964, Eddy Merckx nel 1970, 1972 e 1974, Bernard Hinault nel 1982 e 1985, Stephen Roche nel 1987, Miguel Indurain nel 1992 e 1993 e Marco Pantani, ultimo ad aver centrato il doppio successo in una stessa stagione, nel 1998. Sette uomini in centoquindici anni di storia. Dodici volte in centosei occasioni nel quale questo sarebbe stato possibile.

Il 21 luglio a Nizza, Tadej Pogacar vorrebbe essere l’ottavo corridore a riuscire a unire il rosa al giallo, a vincere in uno stesso anno Giro d’Italia e Tour de France. Rendere possibile l’impossibile per la tredicesima volta nella storia, a ventisei anni di distanza dall’ultima volta. Non erano mai passati ventisei anni tra una doppietta e l’altra. (qui trovate la guida al percorso del Tour de France 2024 e qui quella a tutti i protagonisti della Grande Boucle).

Tadej Pogacar doppietta Giro Tour
05/10/2023 – Saitama Criterium – POGACAR Tadej (UAE TEAM EMIRATES)

E poi magari, chissà, fare quello che ha fatto Stephen Roche, correre il Mondiale e vincere pure quello.

Il suo pensiero stupendo era partito poco meno di un anno fa, dopo essere arrivato secondo per la seconda volta al Tour de France. Ne aveva parlato con il suo allenatore, poi alla squadra.

Con tutti aveva iniziato da una domanda: “E se provassi la doppietta?”. Tutti hanno trovato sensatissima l’idea.

E così si è messo a programmare l’inverno, che, almeno secondo Chris Froome, è il momento più importante dell’anno (e avendo vinto qualche corsetta il keniano d’Inghilterra c’è quantomeno da prenderlo in considerazione), con questa cosa in testa: doppietta. Se doveva finire dietro ancora una volta a Jonas Vingegaard almeno l’avrebbe fatto per la storia quella vera, non solo per un Tour. Ha rinunciato alle pietre delle Fiandre, e per fortuna che c’ha pensato Mathieu van der Poel a non farci pensare che Pogacar non c’era, altrimenti sarebbe salita la malinconia.

Poi maggio è arrivato ed è stato rosa intensissimo. Rosa dal secondo giorno all’ultimo, Gianni Bugno non credo che se la sia presa a male per la vittoria di Jonathan Narvaez nella prima tappa.

“Rispetto al Giro, mi sembra di avere fatto un nuovo passo avanti. La forma è anche migliore di quanto mi aspettassi. Ho fatto dei buoni allenamenti, mi sono testato e, onestamente, non mi sono mai sentito così bene sulla bici”, ha detto pochi giorni prima del via di Firenze.

Ora che è a metà dell’opera, della sua grande opera è sereno. Come sempre, forse più di sente. Ha fatto spallucce pure al Covid.

D’altra parte questa sembra essere l’anno giusto e non si può perdere questa occasione.

Alla Jumbo un anno fa andò tutto bene, in questo 2024 al Team Visma | Lease a bike, che è lo stesso ma con un anno in più, sta andando se non tutto male, quasi.

Tadej Pogacar ha provato l’azzardo, un po’ di eventi ne hanno agevolato il cammino. E non è un voler diminuire lo sloveno. È un dato di fatto, come quello che chi sta in piedi ha sempre ragione.

E per fortuna che Jonas Vingegaard, il suo rivale più rivale, a questo Tour de France è riuscito ad esserci e probabilmente in una forma meno cattiva di quello che vorrebbe farci credere la sua squadra.

Tadej Pogacar ha provato l’azzardo e spera che tutto vada a finire come lui ha immaginato che finisse. Perché già provare a fare la doppietta è tanta roba. Vuol dire avere un amore enorme per la bicicletta.

Guillaume Martin aveva due anni fa sintetizzato alla perfezione tutto questo: “Se pochi corridori realizzano il doppio è perché pochi ci provano”.